Mercati finanziari oggi: un resoconto da Jackson Hole

Mentre nel profondo Sud l’uragano Harvey si appresta a colpire interi Stati con estrema violenza, negli Stati Uniti vi è un altro uragano altrettanto devastante che da mesi fa sentire la sua presenza non a livello geografico quanto finanziario, l’uragano Trump: il 45esimo Presidente a stelle e strisce infatti sin dal suo insediamento alla Casa Bianca si è dimostrato arrogante, intransigente, ostinato e poco incline all’autocritica, ma soprattutto al tycoon sono mancate trasparenza e costanza.

Borsa oggi, il clima di incertezza e l’uragano Trump

Il risultato come noto a tutti i lettori è un semestre di scandali, menzogne, accuse, dimissioni, licenziamenti in tronco e riforme non passate, fattori pesanti che hanno contribuito a creare un afoso clima di incertezza che dura sui mercati finanziari da inizio anno. A pagare il conto è stato finora in primo luogo il dollaro, che tra alti e bassi è stato protagonista in questo 2017 ma che rimane ancora in attesa di segnali forti che purtroppo ancora tardano ad arrivare.

Special Address: Mario Draghi
Le politiche monetarie di Draghi sul QE hanno fatto molto per i mercati finanziari europei.

Janet Yellen, Mario Draghi e il mondo della finanza

Ovvio che quindi l’attenzione del mondo della finanza internazionale sia rivolta in questi giorni verso l’annuale simposio della Federal Reserve, iniziato il 24 agosto appena trascorso nella panoramica Jackson Hole, all’interno del Grand Teton National Park. I problemi e le questioni da trattare sono molti, in primo luogo il livello di crescita ancora non sufficiente, e quindi anche la bassa e ostinata inflazione che ne consegue, i tassi di interesse e le prospettive per l’immediato futuro del biglietto verde e degli Usa, con l’obiettivo sempre prefissato di “stimolare un’economia globale dinamica”. Per farlo occorrono però politiche monetarie adatte che tuttavia necessitano a loro volta di condizioni minime, e trovare questo complicato compromesso è sempre stato il lavoro di Janet Yellen. La numero uno della Fed potrebbe intanto essere arrivata al suo ultimo meeting annuale, in quanto il suo mandato scadrà a fine anno, e a quel punto spetterà al volubile Trump scegliere se riconfermarla o individuare il suo successore; nel frattempo si è seduta ancora una volta al tavolo con i più importanti banchieri internazionali e il Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, per tracciare le linee guida di un sistema economico più solido e dotato di reali prospettive.

Janet Yellen Fed
Dollaro, normalizzazione, solidità, sono molti i temi da trattare per Janet Yellen.

Prudenza e politiche monetarie adatte i migliori investimenti per la Fed

In realtà non ci aspettano grandi novità quest’anno da Jackson Hole, in quanto come accennato il tema non è la crisi in sé, quanto la complessa situazione attuale che parla di una ripresa esistente ma troppo lenta e flebile per resistere e dare buoni risultati sul lungo termine, motivo per cui l’incertezza sembra perdurare all’infinito e sempre più investitori e trader cercano conferme e garanzie rivolgendosi solo agli investimenti sicuri. Nello specifico gli Stati Uniti vantano una crescita annuale pari al 2%, un dato effettivamente misero per una superpotenza come gli Usa: l’approccio però della Yellen, di Draghi e dei relativi istituti rimane lo stesso, intervenire ma senza manovre shock, spiazzanti o affrettate, in modo da evitare di acuire la sensazione di costante incertezza che pesa sui mercati e in borsa oggi. Prudenza è quindi la parola chiave attorno a cui ruoteranno le scelte del simposio di quest’anno, che punta quindi a portare anche negli Usa una normalizzazione crescente sul modello che già Draghi ha provato ad applicare nell’Unione Europea. Un commento di rilievo a riguardo arriva da un noto economista, Mickey Levy, che individua come “Le condizioni economiche globali appaiono abbastanza positive, con un sincronizzazione della crescita, ma ci sarà dibattito sulla bassa inflazione. Anche se il compito appare oggi più facile per Yellen che per Draghi, perché ha già in atto una normalizzazione. Una varietà di fattori potrebbe aver contribuito a questa performance sottotono, tra cui cambiamenti nella struttura del business, nei modelli di flussi commerciali e dei capitali, e politiche monetarie e fiscali”.

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