Mercati finanziari oggi: il petrolio e la crisi del Golfo persico

La zona del Golfo persico, storicamente al centro del commercio mondiale di petrolio, non è certo nuova a tensioni internazionali legate all’oro nero o ai sempre incrinati rapporti tra i Paesi che la compongono, ma a prescindere dal passato quella scritta oggi è una nuova pagina nera su cui ancora una volta risalta l’ombra di Donald Trump. Ma cominciamo dall’inizio: in contemporanea questa mattina Arabia Saudita, Bahrein, Egitto ed Emirati Arabi hanno deciso di interrompere completamente i rapporti diplomatici col Qatar, da loro accusato di fomentare il terrorismo nella zona del Golfo e nello Yemen in particolare. Sono quindi state chiuse tutte le frontiere e confini aerei e terrestri, e anche agli stessi diplomatici del Qatar sono state lasciate solo 48 ore per abbandonare i Paesi ospitanti e fare ritorno in patria.

Investire in petrolio nel 2017: la difficile questione del Qatar

Si tratta di un evento di enorme rilevanza e dalle preoccupanti conseguenze, infatti anche se il clima di tensione tra Qatar e vicini era certo noto, nessuno avrebbe pensato a uno scenario tanto radicale e apertamente ostile come quello a cui stiamo assistendo ora, che rappresenta di fatto la punta di una crisi che da mesi era nell’aria, e che rischia di diventare un conflitto armato anche per opera del Presidente degli Stati Uniti.

Qatar
Investire oggi in petrolio, una scelta complicata dalla crisi che sta attraversando il Golfo.

Mercati finanziari oggi: Trump influisce anche sulle quotazioni del petrolio

Solo poche settimane fa infatti Donald Trump si è recato in Arabia Saudita dove ha ribadito la propria vicinanza e sostegno al Paese sunnita nella lotta contro il terrorismo, un aiuto tangibile che è arrivato sotto forma di oltre 100 miliardi di dollari in armi vendute dagli Usa all’Arabia. Questo accordo ha rafforzato i rapporti tra le due potenze in politica e sui mercati finanziari, in quanto come ricordato dallo stesso Trump condividono la stessa foga nella lotta al terrorismo, e la pericolosa idea che Iran e Isis siano due entità legate indissolubilmente. Con questa dichiarazione di fatto il tycoon della Casa Bianca ha sposato la visione saudita del Medio Oriente, fornendo all’Arabia tutte le motivazioni necessarie per mettere in atto un progetto probabilmente da tempo pianificato. L’emiro del Qatar infatti è notoriamente contrario a questa concezione dell’Iran come culla del terrorismo, e in passato questo fatto ha creato diverse frizioni con la stessa Arabia e i Paesi sunniti. Ora però, sostenuti dalla superpotenza degli Stati Uniti, questi ultimi hanno preso coraggio e isolato politicamente ed economicamente l’avversario in disaccordo. Il Qatar ha infatti un’economia principalmente fondata sul petrolio, e rappresenta secondo molti un investimento sicuro e un interessante obiettivo non solo per i Paesi confinanti ma potenzialmente anche per gli Stati Uniti e Donald Trump. Le ragioni che hanno comunque contribuito a questa scelta sono differenti tra storiche, politiche ed economiche, ma certo non è sfuggito alla stampa e all’opinione pubblica che tale evento si sia verificato (dopo anni di calma) proprio pochi giorni dopo la visita di Trump a Riad.

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I beni rifugio sono solitamente investimenti sicuri, ma investire nel 2017 in petrolio conviene?

Beni rifugio come investimenti sicuri, ma pesa l’incertezza

A guadagnarci comunque in borsa è proprio l’oro nero, che è schizzato in alto in questa mattinata europea di inizio settimana nonostante il clima di grande incertezza nel Consiglio del Golfo riguardi alcuni dei maggiori produttori mondiali di petrolio. Il Wti americano è infatti salito a 48,11 dollari al barile in crescita dello 0,94%, mentre il Brent è per ora stabile a qyota 49,94 dollari al barile, il tutto dopo giorni di anche pesanti cali diffusi in tutte le maggiori borse mondiali. Infatti molti investitori sono attratti dalla possibilità che come reazione all’isolamento il Qatar possa uscire dal patto Opec riguardante il controllo della produzione mondiale, incoraggiando in questo caso i prezzi a risalire. Tutto dipende dunque da cosa sceglierà di fare il Governo di Doha, ma certamente investire oggi in petrolio non è cosa facile, e chi lo fa sappia che facilmente nei prossimi giorni assisteremo a diffusi alti e bassi sui grafici del greggio.

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