Trasporto del petrolio oggi

Investire in Petrolio

  • Il giro di vite saudita piace ai mercati finanziari, petrolio cresce in borsa oggi

    Petrolio, secondo gli analisti un ottimo asset anche nel 2018

    I mercati finanziari sono creature enormi ma allo stesso tempo fragili, sensibili a volte anche ai più piccoli eventi finanziari provenienti dall’altro capo del mondo, ma gli effetti di questi ultimi alla fine arrivano sempre sotto la lente infallibile delle piazze d’affari. Nello specifico ci riferiamo però in questo caso a un evento particolare e a un comparto particolare, quello petrolifero, che nelle ultime giornate è stato scosso da un terremoto imprevisto ma dai risvolti positivi. Ma cerchiamo di andare con ordine: negli scorsi giorni, come peraltro reso noto da tutti i maggiori organi di stampa e di informazione internazionali, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohamed bin Salman ha effettuato una imponente retata anti corruzione che ha visto finire in manette 11 principi (ovvero membri a tutti gli effetti della famiglia reale), ben 38 ex funzionari di corte, l’ex ministro delle Finanze, l’ex capo della Corte e molti ex dirigenti di società per investimenti o telecomunicazioni, tra cui anche quello della Saudia, la prima compagnia aerea del Paese.

    Petrolio migliori investimenti futuri
    Investire in petrolio nel 2018 è una buona scelta? Secondo molti analisti sì.

    Insomma sembra che il figlio di re Salman abbia preso la propria missione alla guida della commissione anti-corruzione molto seriamente, e d’altro canto era stato proprio il padre a chiedere a Mohamed di “sradicare la corruzione dal Paese”. Il principe ereditario inoltre ha saputo negli ultimi anni gestire con saggezza e apertura mentale il gravoso compito di governare (a lui sono affidati Difesa ed Economia) e proiettare il proprio Paese verso un futuro illuminato e moderno: a lui si devono tra l’altro le recenti aperture nei confronti dei diritti delle donne, che ora possono per esempio guidare e andare allo stadio. Niente di nuovo dunque per molti aspetti, infatti molti ricorderanno la rottura col Qatar avvenuta quest’estate e la conseguente privatizzazione del 5% del colosso petrolifero Aramco, ebbene anche dietro questo evento è sempre la figura del principe ereditario d’Arabia a muovere i fili.

    Arabia Saudita tra presa di potere e petrolio

    L’idea di fondo è dunque chiara per tutti: il re ha deciso di ripulire completamente il proprio Paese dal demone della corruzione, ma per riuscire efficacemente a ottenere questo difficile risultato (basti pensare all’equivalente in Italia) necessariamente padre e figlio sono dovuti passare da un consolidamento del proprio potere di cui le recenti epurazioni sono l’ultima manifestazione. Questo terremoto geopolitico tuttavia non ha portato a gravi crisi o scompensi in borsa oggi, tutt’altro: il prezzo dell’oro nero è infatti tornato oggi a salire sull’onda delle ultime sessioni positive, mentre la fiducia degli investitori sembra confermarsi solida anche in ottica di investire sicuro nel 2018. Al momento comunque il Brent è quotato a 62,92 dollari al barile, in crescita dell’1,37%, mentre il Wti è quotato a 56,16 dollari al fusto segnando una crescita positiva dello 0,93%.

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    Come tutti i beni rifugio, anche il petrolio viene considerato solitamente un ottimo investimento.

    Ora il timore sono le possibili ripercussioni sulle esportazioni di petrolio dal Paese legate a un eventuale cambio nella politica del monarca, il quale potrebbe optare per un aumento dell’export per spingere più in alto le quotazioni del barile. Al momento però non vi sono motivi per iniziare a temere una simile possibilità, anzi i segnali che finora sono arrivati dall’Arabia Saudita sembrano indicare secondo gli analisti l’intenzione di continuare coi tagli alle produzioni previsti dall’Opec, ma per avere ulteriori notizie in questo senso occorrerà attendere il meeting Opec in agenda per il prossimo 30 novembre a Vienna.

  • Investire oggi, crescono in borsa le quotazioni del petrolio

    Crescono in borsa oggi i prezzi del petrolio

    Abbiamo già parlato negli scorsi articoli della recente e convincente crescita dei prezzi del greggio sui mercati finanziari, un trend rassicurante che è arrivato dopo mesi di confusione e a volte anche tensione tra i Paesi Opec e non Opec. Nella scorsa settimana tuttavia questo promettente rialzo sembrava essersi arenato su prezzi positivi ma stabili, un segnale da molti interpretato come premonitore di un ennesimo crollo delle quotazioni, ma in realtà era solo la rappresentazione grafica di un inevitabile momento di rodaggio per il ritrovato equilibrio tra i Paesi produttori di petrolio. Da oggi invece anche i trader sono tornati a investire in petrolio e i prezzi sono ricominciati a crescere, in quanto dagli Stati Uniti sono giunte voci che parlano di un calo maggiore del previsto delle scorte a stelle e strisce per un totale di oltre 6 milioni di fusti contro i 750.000 previsti nelle stime. Si è inoltre parlato di una eventuale proroga dei tagli alla produzione da parte della già citata e famigerata Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, un fatto che se dovesse realizzarsi aprirebbe nuovi interessanti spiranti per il prezioso oro nero.

    Prezzi del petrolio crescono in borsa oggi
    Il petrolio cresce in borsa oggi e si conferma secondo molti tra i migliori investimenti futuri.

    Petrolio tra i migliori investimenti futuri secondo le stime

    A spingere ulteriormente in alto le quotazioni reali del petrolio è poi arrivato il Presidente russo Vladimir Putin, che negli scorsi giorni ha confermato la propria soddisfazione per la manovra messa in atto dall’Opec e ha ribadito la ferma volontà della Russia in questo senso, ipotizzando anche un’eventuale proroga per i tagli di produzione che estenda l’impegno fino a dicembre 2018 invece che fino a marzo. Sulla scia di questo ottimismo anche molto risparmiatori e investitori si sono sentiti più sicuri a investire oggi in petrolio, percependo giustamente un mercato che ha ritrovato il suo equilibrio e solide prospettive per il futuro costruite su un accordo trasparente, condiviso e finora rispettato al meglio da tutti i membri sottoscrittori: come brevemente accennato infatti Paesi Opec e non si sono impegnati a prorogare i tagli previsti (pari a circa 2 milioni di barili al giorno) fino a marzo 2018 in modo da ridurre le scorte mondiali e sostenere la crescita dei prezzi.

    Investire sicuro oggi in materie prime
    I prezzi del petrolio tornano a crescere in borsa oggi sulla scia del ritrovato equilibrio Opec.

    L’equilibrio Opec porta in alto il petrolio sui mercati finanziari

    Oltre alla Russia poi anche un altro gigante petrolifero come l’Arabia Saudita ha fatto sapere che potrebbe estendere i limiti dell’accordo fino al 2018, un’altra notizia che ha contribuito alla rinnovata fiducia degli investitori in questo fine settimana. Insomma oltre che una delle materie prime da sempre più apprezzate il petrolio sembra ora essere anche un interessante investimento sul medio-lungo termine, e secondo molti uno dei migliori asset in cui investire i risparmi. Al momento comunque il greggio Brent è in crescita dell’1,77% a 56,79 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è in rialzo dell’1,54% a 50,75 dollari, percentuali ottime e convincenti che lasciano ben sperare per i prossimi mesi quanti vogliano investire in commodities in maniera solida e affidabile. Ricordiamo comunque ai lettori che il petrolio rientra a pieno titolo nella prestigiosa categoria dei beni rifugio, e come tale può garantire vantaggi unici anche ai piccoli risparmiatori interessati a trovare investimenti redditizi e sicuri.

  • Petrolio cresce in borsa oggi dopo il ritrovato equilibrio Opec

    Il 2017 è stato senza dubbio l’anno delle cryptovalute e delle commodities, due categorie di asset completamente diverse tra loro ma ugualmente interessanti per investire sicuro oggi nonostante l’imperante clima di incertezza sui mercati. Tra le materie prime nello specifico è stato molto ricercato e scambiato il biondo metallo, protagonista di una corsa all’oro di portata mondiale, ma anche il petrolio tra alti e bassi sembra ora esser tornato a far sperare trader e investitori. Infatti in borsa oggi il prezzo dell’oro nero è risalito ai massimi degli ultimi mesi sull’onda dell’ottimismo per il rinnovato equilibrio raggiunto nel mercato tra Paesi Opec e non Opec: i Futures del WTI sono infatti saliti dai 50,45 euro di ieri agli attuali 52,02, mentre i Futures del Brent hanno toccato la soglia dei 58,6 euro. A livello globale comunque solo in questa settimana il greggio ha registrato una crescita totale del 2,2%, un dato che proietta rosee prospettive per investire nel 2018 in questo raro e prezioso materiale.

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    Le quotazioni del petrolio sono in crescita sui mercati finanziari sull’onda del vertice Opec.

    Il principale stimolo per questa impressionante crescita è stato fornito certamente dal meeting della commissione Opec avvenuto venerdì scorso a Vienna, dove contro ogni aspettativa è stato reso noto che tutti i tagli sulla produzione previsti sono stato rispettati (116% contro il 94% del mese scorso), un fatto quantomai inatteso specialmente dopo i palesi problemi degli ultimi mesi. La notizia ha comunque stimolato il rimbalzo delle quotazioni reali verso l’alto, ma di fatto la commissione ha deciso di attendere ancora prima di stabilire se varare un nuovo piano o provvedimento, soprattutto per controllare il comportamento di Paesi come Nigeria, Libia e Usa che con i rispettivi aumenti di produzione hanno influito negativamente sugli sforzi dell’Opec di tenere sotto controllo le scorte mondiali. Secondo gli ultimi dati provenienti da Washington comunque, che parlano di una notevole diminuzione degli impianti di trivellazione a livello nazionale, sembra che negli Stati Uniti sia in atto una effettiva riduzione della produzione di petrolio, un dato che potrebbe come accennato avere un impatto anche molto positivo sui grafici e sugli investimenti in questa materia prima.

    Sono comunque molti i produttori secondo i quali si sta avvicinando un momento molto propizio per investire i risparmi in greggio in quanto potrebbe essere raggiunto finalmente il tanto atteso equilibrio mondiale sulla produzione e gestione delle scorte, e in questo senso sembra effettivamente che sia stato intrapreso un cammino volto a ritrovare una solidità che rientra nell’interesse dei Paesi produttori come dei semplici risparmiatori e investitori. A spiegare in maniera più esplicita il concetto è Gene McGillian, analyst per il gruppo internazionale di gestione del rischio Tradition Energy, per il quale “il piano Opec di tagli alla produzione sta finalmente avendo successo e il bilancio tra domanda e offerta si sta avviando verso l’equilibrio”.

    Borsa oggi petrolio
    Petrolio e commodities in generale sono tra i migliori investimenti sicuri del 2017 e 2018.

    Unico vero punto di domanda secondo le stime degli esperti rimane a questo punto il complicato referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno che sta catturando l’attenzione dei media internazionali e dell’Opec, ma anche le ire di alcuni Paesi vicini come la Turchia, che ha già minacciato di chiudere i propri porti ai flussi di petrolio provenienti dal ricchissimo suolo del Kurdistan. Al momento comunque le prospettive per investire oggi in petrolio rimangono ottimistiche, mentre già è stato fissato sull’agenda internazionale il prossimo appuntamento dell’Opec, previsto per il 29 novembre a Vienna, dove verranno rese note ulteriori eventuali decisioni da parte dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio.

  • Dove investire nel 2017: come e dove investire oggi in petrolio

    Mercati finanziari oggi: il petrolio sarà ancora un investimento sicuro nel 2018?

    Negli ultimi giorni il visionario e patron di Tesla Elon Musk ha dichiarato alla stampa che a suo parere “tra 10 anni usare macchine col volante sarà antiquato quanto usare un cavallo per noi oggi”, una frase non solo di effetto ma anche di sostanza, e che sicuramente a lungo termine getta anche lunghe ombre sul sempre più caotico mercato del petrolio. Abbiamo già parlato in passato dei complessi meccanismi che regolano questo settore, e di come in questo 2017 sia effettivamente difficile investire in sicurezza e fare previsioni azzeccate. Al momento comunque secondo gli analisti e gli esperti le previsioni rimangono in positivo per il prossimo futuro, dove il prezzo del singolo barile dovrebbe comunque salire anche se solo di poco. Il problema è che anche solo ragionando sul prossimo anno le variabili sociali e geopolitiche da considerare sono molte, e non sempre facili da valutare, motivo per cui abbiamo comunque sempre consigliato ai lettori che volessero iniziare a investire oggi in petrolio di muoversi con cautela e circospezione, oltre che ovviamente con cognizione di causa.

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    Il petrolio è tra i beni rifugio più apprezzati in assoluto, ma anche per investire nel 2017?

    Da un lato infatti la sempre maggiore crescita della produzione di greggio a stelle e strisce dovrebbe aiutare la crescita dell’offerta esterna all’Opec, un processo che peraltro secondo le attuali previsioni potrebbe vedere il suo apice proprio nei primi mesi del 2018. Secondo i dati forniti infatti dall’International Energy Agency il prossimo anno l’offerta non legata all’Opec dovrebbe crescere in maniera notevolmente maggiore della domanda globale, raggiungendo la quota record di 1,5 milioni di barili al giorno. In questo scenario è difficile prevedere le reali conseguenze di questi processi lunghi, macchinosi e internazionali, ma certamente l’equilibrio del mercato ne risentirà con effetti non certo prevedibili per investitori e risparmiatori. Altro motivo di preoccupazione per quanti vogliano investire i risparmi in oro nero è il complicato smaltimento delle scorte in eccesso: al momento i Paesi Ocse sono parecchio più in alto della media a 5 anni e vicine ai massimi di stagione, motivo per cui non si intravede al momento una soluzione efficace e pratica della questione.

    Migliori investimenti futuri: petrolio e beni rifugio

    Inoltre anche le recenti tensioni politiche internazionali e gli eventi imminenti rischiano di minare l’accordo Opec sul quale al momento questo mercato finanziario si regge: dai cambiamenti nella linea di successione al trono saudita fino allo scandalo Russiagate, dalle imminenti elezioni presidenziali in Russia fino al recente isolamento del Qatar da parte dei Paesi vicini, molti sono i motivi di preoccupazione in un settore come quello petrolifero che dipende strettamente dai rapporti tra Paesi e governi. Insomma lo scenario non appare certo di facile lettura, motivo per cui ancora una volta ribadiamo la necessità per i risparmiatori italiani di investire con cautela. Ma nella realtà come potrebbe evolversi la situazione nei prossimi mesi? Cerchiamo di capirlo insieme analizzando i dati e le informazioni certe per ora in nostro possesso, formulando quella che al momento sembra l’ipotesi più probabile dato lo scenario attuale.

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    Per molti il petrolio è tra i migliori investimenti finanziari per il 2018.

    Facilmente l’Opec manterrà gli impegni presi circa la conformità ai target di produzione perlomeno fino al primo trimestre del 2018, mentre la produzione totale dei Paesi non-Opec non dovrebbe raggiungere nuovi picchi in quanto anche la Russia è notoriamente interessata a rallentare la galoppante produzione globale di petrolio in modo da alzarne le quotazioni reali in borsa oggi. Si tratta di previsioni basilari e non assolute ovviamente, ma certo dallo scenario appena proposto si possono evincere diverse considerazioni importanti per il 2018: facilmente infatti nel corso del prossimo anno il prezzo del greggio dovrebbe rimanere all’interno di un intervallo abbastanza ristretto, tra i 51 e i 58 dollari al barile, questo però a scanso di eventuali contrazioni della domanda o aumenti dell’offerta. Nel caso peggiore comunque il valore di un fusto di greggio non dovrebbe scendere sotto i 44-45 dollari. Insomma nonostante sia uno dei beni rifugio più apprezzati al mondo, al momento appare difficile definire il petrolio come uno dei migliori investimenti del momento: la complessità del mercato, data anche dalle relazioni internazionali insite in esso, non permette infatti di fare previsioni certe in un momento di grande difficoltà come quello attuale, anche se certamente i possibili guadagni e rialzi rappresentano un interessante fattore per i molti investitori italiani impegnati nella compravendita di oro nero.

  • Mercati finanziari oggi: il petrolio e la crisi del Golfo persico

    Investire in petrolio nel 2017: la difficile questione del Qatar

    La zona del Golfo persico, storicamente al centro del commercio mondiale di petrolio, non è certo nuova a tensioni internazionali legate all’oro nero o ai sempre incrinati rapporti tra i Paesi che la compongono, ma a prescindere dal passato quella scritta oggi è una nuova pagina nera su cui ancora una volta risalta l’ombra di Donald Trump. Ma cominciamo dall’inizio: in contemporanea questa mattina Arabia Saudita, Bahrein, Egitto ed Emirati Arabi hanno deciso di interrompere completamente i rapporti diplomatici col Qatar, da loro accusato di fomentare il terrorismo nella zona del Golfo e nello Yemen in particolare. Sono quindi state chiuse tutte le frontiere e confini aerei e terrestri, e anche agli stessi diplomatici del Qatar sono state lasciate solo 48 ore per abbandonare i Paesi ospitanti e fare ritorno in patria. Si tratta di un evento di enorme rilevanza e dalle preoccupanti conseguenze, infatti anche se il clima di tensione tra Qatar e vicini era certo noto, nessuno avrebbe pensato a uno scenario tanto radicale e apertamente ostile come quello a cui stiamo assistendo ora, che rappresenta di fatto la punta di una crisi che da mesi era nell’aria, e che rischia di diventare un conflitto armato anche per opera del Presidente degli Stati Uniti.

    Qatar
    Investire oggi in petrolio, una scelta complicata dalla crisi che sta attraversando il Golfo.

    Mercati finanziari oggi: Trump influisce anche sulle quotazioni del petrolio

    Solo poche settimane fa infatti Donald Trump si è recato in Arabia Saudita dove ha ribadito la propria vicinanza e sostegno al Paese sunnita nella lotta contro il terrorismo, un aiuto tangibile che è arrivato sotto forma di oltre 100 miliardi di dollari in armi vendute dagli Usa all’Arabia. Questo accordo ha rafforzato i rapporti tra le due potenze in politica e sui mercati finanziari, in quanto come ricordato dallo stesso Trump condividono la stessa foga nella lotta al terrorismo, e la pericolosa idea che Iran e Isis siano due entità legate indissolubilmente. Con questa dichiarazione di fatto il tycoon della Casa Bianca ha sposato la visione saudita del Medio Oriente, fornendo all’Arabia tutte le motivazioni necessarie per mettere in atto un progetto probabilmente da tempo pianificato. L’emiro del Qatar infatti è notoriamente contrario a questa concezione dell’Iran come culla del terrorismo, e in passato questo fatto ha creato diverse frizioni con la stessa Arabia e i Paesi sunniti. Ora però, sostenuti dalla superpotenza degli Stati Uniti, questi ultimi hanno preso coraggio e isolato politicamente ed economicamente l’avversario in disaccordo. Il Qatar ha infatti un’economia principalmente fondata sul petrolio, e rappresenta secondo molti un investimento sicuro e un interessante obiettivo non solo per i Paesi confinanti ma potenzialmente anche per gli Stati Uniti e Donald Trump. Le ragioni che hanno comunque contribuito a questa scelta sono differenti tra storiche, politiche ed economiche, ma certo non è sfuggito alla stampa e all’opinione pubblica che tale evento si sia verificato (dopo anni di calma) proprio pochi giorni dopo la visita di Trump a Riad.

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    I beni rifugio sono solitamente investimenti sicuri, ma investire nel 2017 in petrolio conviene?

    Beni rifugio come investimenti sicuri, ma pesa l’incertezza

    A guadagnarci comunque in borsa è proprio l’oro nero, che è schizzato in alto in questa mattinata europea di inizio settimana nonostante il clima di grande incertezza nel Consiglio del Golfo riguardi alcuni dei maggiori produttori mondiali di petrolio. Il Wti americano è infatti salito a 48,11 dollari al barile in crescita dello 0,94%, mentre il Brent è per ora stabile a qyota 49,94 dollari al barile, il tutto dopo giorni di anche pesanti cali diffusi in tutte le maggiori borse mondiali. Infatti molti investitori sono attratti dalla possibilità che come reazione all’isolamento il Qatar possa uscire dal patto Opec riguardante il controllo della produzione mondiale, incoraggiando in questo caso i prezzi a risalire. Tutto dipende dunque da cosa sceglierà di fare il Governo di Doha, ma certamente investire oggi in petrolio non è cosa facile, e chi lo fa sappia che facilmente nei prossimi giorni assisteremo a diffusi alti e bassi sui grafici del greggio.

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  • Investire oggi in petrolio, una fotografia del mercato

    Il petrolio, un investimento sicuro tra i beni rifugio

    Tra gli infiniti strumenti finanziari disponibili sui mercati per investitori e risparmiatori, la categoria dei beni rifugio è a sua volta considerata tra le più nobili e privilegiate nel campo degli investimenti, in quanto i beni fisici che la compongono sono appunto dotati di un alto valore intrinseco che permette alle quotazioni di mantenersi sempre alte, a scanso di crisi, inflazione o volubilità e dei mercati finanziari. Tra le commodities il petrolio vanta da sempre un’ottima reputazione, anche se per motivi diversi dai colleghi diamanti e oro, ma proprio l’oro nero ultimi anni è effettivamente stato protagonista di un mercato complesso e in continua evoluzione, dove il clima di incertezza si è manifestato in diversi alti e bassi sul grafico. Volendo infatti fotografare e analizzare in un grafico l’evoluzione del prezzo del greggio nell’ultimo anno, quello che emerge è un trend confuso e non costante, e il motivo principale, ancora una volta, è legato all’Opec e alla produzione di petrolio. Ma cerchiamo di definire meglio i tratti della questione, iniziando dalla cronologia. Come noto a tutti fino a qualche anno fa i maggiori produttori mondiali tenevano sotto controllo l’estrazione, la produzione e la vendita dell’oro nero in modo da controllare l’offerta e mantenere alte le quotazioni, ma ora questa situazione si è paradossalmente invertita: oggi infatti i produttori limitano la produzione per impedire che i prezzi si abbassino troppo.

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    Come oro e diamanti, in quanto bene rifugio il petrolio possiede un alto valore intrinseco.

    Si tratta di un fenomeno interessante da osservare, soprattutto da decifrare: quali sono infatti i motivi per cui nonostante il taglio alla produzione di novembre 2016 la risalita dei prezzi sembra ancora infruttuosa? Le ragioni sono diverse, a cominciare da quelle più ovvie e intuitive. Intanto ormai le stesse persone possiedono una maggiore coscienza del proprio impatto sull’ambiente rispetto a un decennio fa, e temi come ecosostenibilità e ricorso a energie alternative sono sempre più attuali in Italia come nei Paesi di tutto il mondo. In questo senso dunque non stupisce sapere che secondo le più recenti statistiche la domanda di petrolio proveniente dalle economie emergenti è notevolmente diminuita, un fattore di rilevante peso che ha influito sulla domanda mondiale di greggio. In secondo luogo il tema dell’ecosostenibilità non riguarda solo le giovani economie, ma anche giganti come Usa, Cina, India, e ovviamente Europa. Veri e propri motori della finanza globale, tutti questi Stati vengono da un passato (e in alcuni casi presente) industriale che li lega indissolubilmente al petrolio, ma pare che ora l’inversione di marcia, per quanto lenta, stia cominciando a influire negativamente sulle quotazioni reali.

    Quotazioni, fracking e Opec: investire oggi in petrolio

    Ma questi due fattori da soli non bastano a spiegare la decadenza che il comparto petrolifero sta attraversando. Un altro fattore di enorme importanza da considerare è il cosiddetto fracking: si tratta di una nuova tecnica estrattiva sviluppata negli ultimi anni, la quale consente appunto l’estrazione del greggio anche dalle rocce o da sabbie bituminose, in pratica inondando il suolo di potenti getti d’acqua misti ad acidi in modo da frantumare (frack appunto) il suolo rendendo l’estrazione molto più facile, anche se invasiva nei confronti dell’ambiente. Si tratta comunque di una rivoluzione che ha permesso anche a Paesi come gli Stati Uniti di avviare una propria produzione su larga scala molto criticata dagli ambientalisti ma molto apprezzata dai petrolieri, una categoria che come noto sta molto a cuore all’attuale presidente degli Usa Donald Trump. In ogni casi i giacimenti sfruttati con questa tecnica sono ormai diffusi in tutto il globo, e proprio per questo motivo l’Opec aveva deciso di accrescere la produzione di oro nero, sperando che il successivo calo dei prezzi avrebbe eliminato dalla scena internazionale le tante aziende a stelle e strisce arrichitesi attraverso il fracking.

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    Le tensioni tra Usa e Opec hanno influito negativamente sulle quotazioni reali del petrolio.

    Il piano dell’Opec ebbe in effetti successo nel breve termine, in quanto nei mesi successivi molte aziende statunitensi chiusero i battenti sotto il peso dell’eccessivo calo delle quotazioni. Tuttavia sul lungo termine la mossa si è rivelata controproducente, in quanto i petrolieri americani, forti di una maggiore libertà, versatilità e flessibilità, sono riusciti col tempo a riorganizzare le proprie strutture ridurre notevolmente i costi e ottimizzare le proprie prestazioni. Una reazione preparata per anni ma che alla fine è comunque arrivata inaspettata per l’Opec, che come di recente confermato attraverso i suoi stessi analisti ha rivisto le stime sulla crescita della produzione di greggio americana di oltre il 60%, uno scarto insomma non certo irrilevante. Per risolvere la questione è stato dunque aperto un tavolo per arrivare a un accordo circa i tagli, che vede coinvolti i Paesi Opec e anche la maggioranza dei produttori non Opec. Le trattative non dovrebbero protrarsi oltre l’estate in teoria, ma in molti si chiedono se sia ancora sicuro investire oggi in greggio, e in realtà diversi analisti si sono detti timorosi riguardo i possibili esiti della questione: infatti se il prezzo dovesse scendere eccessivamente alcuni Stati potrebbero ritrovarsi in perdita, in quanto il costo di estrazione sarebbe maggiore rispetto agli introiti. Al momento secondo i calcoli del Fmi, il Fondo monetario internazionale, solo il Kuwait potrebbe continuare a sopportare l’attuale deprezzamento del petrolio.

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    Tra Opec e mercati finanziari, conviene ancora investire in petrolio oggi?

    L’immediato futuro del petrolio secondo Goldman Sachs

    Una situazione complessa appunto, che ha contribuito nello scorso anno a far perdere al greggio parte di quella fama di investimento sicuro che negli anni si era guadagnato. In realtà comunque gli analisti della Goldman Sachs hanno riferito che secondo i loro prospetti i nuovi tagli arriveranno, e come previsto dovrebbe seguire una fase di crescita dei prezzi e delle quotazioni del petrolio, uno scenario dunque più sereno e interessante per produttori e investitori privati. L’attenzione del comparto rimane comunque focalizzata sul prossimo appuntamento per l’Opec, previsto in agenda per l’imminente 25 maggio quando i Paesi membri dovranno scegliere nuovamente se tagliare o meno le quote di produzione. Nel frattempo il clima di incertezza su questo interessante mercato è purtroppo destinato a rimanere tale.

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  • Tra scorte e produzione, investire oggi nel petrolio

    Il settore petrolifero tra Trump e le elezioni francesi

    In questi giorni l’attenzione mediatica e internazionale è stata ovviamente focalizzata sul primo turno delle elezioni francesi, che ha visto come noto vincitori i candidati di centro e di estrema destra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, e in secondo luogo sulla riforma fiscale di Donald Trump che il tycoon ha promesso di spiegare, perlomeno nelle sue linee generali, questo pomeriggio. Due eventi di grande portata, ma che hanno fatto passare in secondo piano quello che sta accadendo nel mercato del petrolio, molto movimentato negli ultimi giorni. Il petrolio è come più volte ricordato tra i più scambiati e diffusi beni rifugio, e rimanere sempre informati sulle reali quotazioni e sulle più recenti notizie è una buona abitudine che ogni investitore di commodities dovrebbe prendere. Ricapitoliamo quindi la situazione odierna.

    Oil Pumo
    Nonostante il momentaneo calo, il petrolio rimane uno dei migliori beni rifugio in cui investire.

    All’apertura della sessione di oggi mercoledì 26 aprile il prezzo dell’oro nero è calato su tutti principali mercati finanziari del Vecchio Continente, assestandosi non lontano dai minimi di 4 settimane della seduta precedente, appena dopo la pubblicazione dei dati statunitensi che hanno mostrato un inaspettato aumento delle scorte di greggio a stelle e strisce: la produzione di greggio è infatti salita ai massimi dall’estate dell’anno scorso. In compenso l’offerta è salita per la prima volta dopo quasi 3 mesi, dando luogo a un trend ambiguo e poco definito che ha fatto molto discutere sia analisti che investitori.

    Le cifre dell’Api e le quotazioni del petrolio

    Vediamo meglio queste cifre: ieri l’American Petroleum Institute di Washington ha reso noto che le riserve di petrolio americane sono appunto salite di circa 897.000 barili, mentre per quanto riguarda le riserve di carburante anche queste hanno mostrato una crescita di 4,4 milioni di fusti, un dato controcorrente in quanto era stato previsto l’ennesimo calo consecutivo. La prima deduzione che possiamo trarre? Sarà l’effetto del tornado Trump, ma sta di fatto che la produzione di petrolio negli Usa è aumentata in maniera considerevole, e anzi proprio l’esponenziale crescita del comparto petrolifero negli States ha lasciato passare inosservati i tagli effettuati dagli altri principali produttori internazionali. L’oro nero è quindi in generale in questi giorni sotto pressione a causa delle vendite viste nelle ultime settimane, in mezzo a timori diffusi che proprio l’aumento della produzione a stelle e strisce potrebbe vanificare gli sforzi compiuti da Opec&co per rimettere in equilibrio il mercato del petrolio.

    Oil
    Secondo gli analisti il prezzo del petrolio dovrebbe presto riassestarsi sui 50-55 dollari al barile.

    In ogni caso mentre le ampie scorte in tutto il globo mettono in discussione la capacità dell’Opec di tenere sotto controllo la produzione, i dati odierni de Il Sole 24 Ore parlano di un Brent in calo dello 0,92% a 51,62 dollari al barile, mentre per il Wti si registra un -0,91% a 49,11 dollari al barile. Secondo la maggioranza degli analisti tuttavia si tratta di un evento relativamente prevedibile e sotto controllo, e anzi il petrolio potrebbe presto ritrovare il proprio equilibrio sui grafici per tornare verosimilmente intorno a un range di 50-55 dollari al barile. Si rimane comunque in attesa dell’annuncio di Donald Trump in agenda per questo pomeriggio, un evento che ancora una volta potrebbe cambiare le carte in tavola anche per la delicata questione petrolifera.

  • Investire in petrolio nel 2017, luci e ombre del greggio

    Investire in petrolio nel 2017 conviene?

    Il 2016 è stato un anno di crisi, questo è innegabile. E come per molti altri mercati, anche quello pur solitamente solido dei beni rifugio nel 2016 è stato particolarmente volatile se paragonato agli altri anni, e le cause sono da ricercarsi proprio negli eventi geopolitici a cui tutti abbiamo assistito: la Brexit, il crollo dei prezzi del petrolio, il tentato colpo di Stato in Turchia, le difficoltà dell’Unione Europea, l’elezione di Donald Trump alla casa bianca, la crisi bancaria e ora politica in Italia. Insomma le basi su cui investire non sembrano essere le più solide, ma secondo molti analisti proprio l’oro nero potrebbe rivelarsi come uno dei settori più performanti per investire oggi. Un’affermazione che può sembrare un controsenso dato che le quotazioni del petrolio sono in caduta libera, ma si tratta in realtà di un esito legato principalmente agli imprevedibili eventi che hanno costellato il 2016. Lo scenario potrebbe tuttavia notevolmente cambiare nell’anno da poco iniziato.

    Azienda petrolifera
    Grazie all’accordo raggiunto tra Paesi Opec e non, questo potrebbe essere l’anno giusto per investire in petrolio.

    Ma procediamo con ordine: il 2017 sarà un anno cruciale per il Vecchio Continente e per l’Unione Europea, alle prese con le elezioni e che si ritrova a perdere proprio nel momento del bisogno il supporto del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che con delusione ha annunciato le sue dimissioni negli scorsi giorni. Un momento di grande cambiamento dunque, dal quale non è detto che l’Europa esca illesa, con conseguenti inevitabili scossoni sulle principali piazze europee e sui mercati finanziari. Per quanto riguarda invece il comparto petrolifero il 2016 si è in realtà chiuso con un notevole aumento della domanda dopo il raggiunto accordo tra Paesi Opec e non-Opec circa il necessario taglio della produzione. Vero dunque che il 2016 è stato un anno di crisi per l’oro nero, ma in realtà negli ultimi mesi le quotazioni sono risalite ai massimi annuali; d’altro canto tutti gli attori in gioco attendono di scoprire in realtà come si comporterà il mercato, e come sarà la reale domanda dopo il taglio di 1,8 milioni di barili all’anno. L’offerta dovrebbe quindi calare notevolmente già entro la prima metà del 2017 secondo l’IEA (International Energy Agency), ovviamente a patto che i Paesi aderenti rispettino seriamente gli impegni presi: si tratta di una questione di primo piano, infatti proprio in un momento incerto come questo occorre fornire agli investitori segnali confortanti in modo da poter ridare credito a tutto il settore petrolifero e portare nuovamente in alto le quotazioni. Se rispettato dunque, questo accordo potrebbe seriamente migliorare i numeri del settore, riequilibrando il mercato e avviando il graduale taglio delle scorte. Secondo gli analisti nel caso appena esposto si assisterebbe facilmente a una minore volatilità dei prezzi, che a sua volta favorirebbe tutti gli investimenti a medio-lungo termine nell’oro nero.

    petroliera
    I sempre solidi beni rifugio sono una certezza contro gli alti e bassi dei mercati.

    Tra Opec e quotazioni in rialzo, il 2017 del petrolio

    Per questo anche la prestigiosa Goldman Sachs ha deciso di rialzare le stime sia per il paniere Brent che per il WTI, prevedendo una quotazione media rispettivamente di 57,4 e 55 dollari al barile. Inoltre anche il già citato IEA e l’Opec hanno espresso previsioni in rialzo per il 2017, pur se con qualche incertezza da parte della IEA e dell’American Petroleum Institute che registrano anche diverse contrazioni tra domanda e offerta. In generale comunque molte fonti autorevoli concordano che questo possa essere un buon anno per il petrolio, che in uno scenario realistico potrebbe facilmente vedere dei prezzi in crescita trimestre dopo trimestre, a seconda ovviamente degli eventi politici in corso e, non ultima, della sintonia nella collaborazione tra Paesi Opec e Paesi esterni al cartello. Il petrolio comunque in quanto bene rifugio dovrebbe essere come tale uno scudo contro le incertezze dei mercati finanziari, ma per ora non sono molte le certezze in campo: consigliamo dunque di attendere ulteriori segnali prima di investire in petrolio nel 2017, e ricordiamo infine come sempre che la miglior strategia per investire rimane sempre una corretta diversificazione degli asset, mantenendo una flessibilità fondamentale per diluire i rischi tra i vari comparti.

  • Il mercato globale del petrolio e i principali strumenti finanziari

    Investire in petrolio e conoscere i prezzi dei titoli petroliferi da acquistare per un proficuo investimento

    Già citato dallo stesso Omero all’interno dell’Iliade, l’oro nero venne scoperto dall’uomo in tempi troppo antichi per averne memoria, ma se anche le sue origini sono sconosciute, sappiamo che i suoi molteplici usi furono sempre considerati una grande ricchezza dai popoli che attraverso la storia ebbero la fortuna di poterlo utilizzare. Oggi il petrolio è la prima fonte di energia mondiale, e una delle materie prime considerate i beni rifugio per eccellenza, in quanto in grado di mantenere alto il suo valore nonostante il passare del tempo e delle crisi. Si tratta di un comparto finanziario tra i principali al mondo, coordinato dal 1960 dall’Organization of Petroleum Exporting (Opec), l’organizzazione dei principali Paesi produttori di greggio con sede a Vienna nata appunto per coordinare le politiche petrolifere dei 12 membri appartenenti. In pratica si tratta di un enorme cartello, nato in origine anche per combattere lo strapotere del mercato statunitense e che oggi viene spesso criticato per lo stesso motivo: l’Opec controlla circa l’80% delle riserve mondiali, determinando di fatto il prezzo del petrolio a proprio piacimento. Ovviamente i Paesi membri hanno tutto l’interesse a mantenere alto il prezzo, ma allo stesso tempo non vogliono certo ridurre l’offerta, in quanto significherebbe anche minori entrate.

    Il valore del petrolio e il suo prezzo derivano dalla difficoltà di estrazione
    Il valore del petrolio e il suo prezzo derivano dalla difficoltà di estrazione

    Come funziona il mercato del petrolio

    Veniamo ora ai dettagli pratici: il greggio viene venduto in barili da 159 litri, il cui prezzo viene sempre espresso in dollari americani e al momento si aggira intorno ai 45 dollari al barile, ovvero 3,5 dollari al litro. Esistono poi molte varietà di petrolio, diversificate in base alla composizione chimica, ma due in particolare vengono considerate le varietà di riferimento per il mercato mondiale: si tratta del West Texas Intermediate (WTI) americano e dell’inglese Brent. Il primo raccoglie l’insieme dei petroli estratti nel Sud degli Usa, viene trasportato attraverso un economico e pratico oleodotto ed è quotato alla Borsa di New York nel mercato NYMEX; il secondo rappresenta invece una miscela di petroli estratti nel Mare del Nord, presenta maggiori costi di trasporto e viene quotato all’Intercontinental Exchange di Londra. Insieme WTI e Brent rispecchiano insomma il reale movimento dei prezzi del petrolio su scala globale. Il petrolio quindi, dopo l’estrazione e la raffinazione, viene scambiato sul mercato attraverso vari e ben diversi strumenti finanziari.

    I più diffusi tra questi sono certamente i futures, ovvero dei contratti coi quali le due parti si obbligano a scambiarsi a una prestabilita scadenza un determinato quantitativo di barili di greggio al prezzo deciso. Il lotto di negoziazione è per definizione di 1000 barili, e come sempre le quotazioni sono espresse in dollari americani. Ovviamente al termine del contratto il prezzo sarà variato, e proprio su questo deve fare leva il trader per guadagnare coi futures: se per esempio l’investitore pensa che il petrolio crescerà di prezzo negli immediati mesi successivi, acquisterà un future in modo da guadagnarci poi sulla differenza di prezzo. Al contrario in caso di ribasso delle quotazioni converrebbe vendere il future. I principali tipi di contratto posseggono scadenza a tre mesi, anche se solitamente solo una minima parte delle transazioni si traducono poi in effettivi scambi, in quanto la maggior parte delle volte le posizioni vengono solitamente liquidate appena prima della scadenza, in modo da aprire un nuovo contratto ed evitare di dover realmente consegnare la merce, una strategia chiamata Roll Over. Per comprare e vendere contratti di questo tipo occorre tuttavia necessariamente rivolgersi a un broker.

    Azienda petrolifera
    Società petrolifera per grandi investimenti di petrolio

    Altri strumenti finanziari per investire in petrolio

    Altrimenti chi volesse investire nell’oro nero potrebbe acquistare i titoli delle compagnie petrolifere quotate in borsa come BC Group o Eni, oppure sfruttare gli Exchange Traded Commodity (Etc), ovvero degli strumenti finanziari negoziati in borsa che replicano passivamente la performance della materia prima (o indice di materie prime) a cui fanno riferimento, e il cui prezzo è pertanto direttamente legato all’andamento dell’asset: in pratica degli indici sintetici in grado di replicare perfettamente il trend in corso. Gli Etc offrono quindi la possibilità di prendere posizione su una singola materia prima, al contrario degli Etf (Exchange Traded Fund, ovvero dei fondi di investimento a gestione passiva) che per motivi di regolamentazione devono obbligatoriamente garantire un certo grado di diversificazione, agendo quindi su interi segmenti di mercato piuttosto che sui singoli asset. Inoltre gli Etc diversamente dai futures non necessitano di una società di intermediazione che consenta l’accesso al mercato: l’investimento è diretto.

    Infine gli Etc garantiscono un notevole vantaggio, infatti non comportano la necessità di riposizionarsi da un contratto future all’altro, e non comportano alcuna spesa per la sostituzione dei contratti in scadenza, in quanto tali eventualità sono già previste e incorporate nella spesa. Gli Etc permettono inoltre di ottenere un’esposizione a un rendimento assoluto che comprende tre diverse componenti: il rendimento spot, ovvero quello derivante dall’oscillazione del prezzo del future, il rendimento legato al rolling, il quale può anche essere negativo ed è il rendimento associato all’attività di sostituzione dei contratti future in scadenza, e che consente di mantenere la posizione sul sottostante. Infine vi è il rendimento del collaterale, ovvero quello derivante dall’interesse che si ottiene investendo nel collaterale, ossia nello strumento finanziario che fa da garanzia nell’acquisto di derivati.

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