Il giro di vite saudita piace ai mercati finanziari, petrolio cresce in borsa oggi

Petrolio, secondo gli analisti un ottimo asset anche nel 2018

I mercati finanziari sono creature enormi ma allo stesso tempo fragili, sensibili a volte anche ai più piccoli eventi finanziari provenienti dall’altro capo del mondo, ma gli effetti di questi ultimi alla fine arrivano sempre sotto la lente infallibile delle piazze d’affari. Nello specifico ci riferiamo però in questo caso a un evento particolare e a un comparto particolare, quello petrolifero, che nelle ultime giornate è stato scosso da un terremoto imprevisto ma dai risvolti positivi. Ma cerchiamo di andare con ordine: negli scorsi giorni, come peraltro reso noto da tutti i maggiori organi di stampa e di informazione internazionali, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohamed bin Salman ha effettuato una imponente retata anti corruzione che ha visto finire in manette 11 principi (ovvero membri a tutti gli effetti della famiglia reale), ben 38 ex funzionari di corte, l’ex ministro delle Finanze, l’ex capo della Corte e molti ex dirigenti di società per investimenti o telecomunicazioni, tra cui anche quello della Saudia, la prima compagnia aerea del Paese.

Petrolio migliori investimenti futuri
Investire in petrolio nel 2018 è una buona scelta? Secondo molti analisti sì.

Insomma sembra che il figlio di re Salman abbia preso la propria missione alla guida della commissione anti-corruzione molto seriamente, e d’altro canto era stato proprio il padre a chiedere a Mohamed di “sradicare la corruzione dal Paese”. Il principe ereditario inoltre ha saputo negli ultimi anni gestire con saggezza e apertura mentale il gravoso compito di governare (a lui sono affidati Difesa ed Economia) e proiettare il proprio Paese verso un futuro illuminato e moderno: a lui si devono tra l’altro le recenti aperture nei confronti dei diritti delle donne, che ora possono per esempio guidare e andare allo stadio. Niente di nuovo dunque per molti aspetti, infatti molti ricorderanno la rottura col Qatar avvenuta quest’estate e la conseguente privatizzazione del 5% del colosso petrolifero Aramco, ebbene anche dietro questo evento è sempre la figura del principe ereditario d’Arabia a muovere i fili.

Arabia Saudita tra presa di potere e petrolio

L’idea di fondo è dunque chiara per tutti: il re ha deciso di ripulire completamente il proprio Paese dal demone della corruzione, ma per riuscire efficacemente a ottenere questo difficile risultato (basti pensare all’equivalente in Italia) necessariamente padre e figlio sono dovuti passare da un consolidamento del proprio potere di cui le recenti epurazioni sono l’ultima manifestazione. Questo terremoto geopolitico tuttavia non ha portato a gravi crisi o scompensi in borsa oggi, tutt’altro: il prezzo dell’oro nero è infatti tornato oggi a salire sull’onda delle ultime sessioni positive, mentre la fiducia degli investitori sembra confermarsi solida anche in ottica di investire sicuro nel 2018. Al momento comunque il Brent è quotato a 62,92 dollari al barile, in crescita dell’1,37%, mentre il Wti è quotato a 56,16 dollari al fusto segnando una crescita positiva dello 0,93%.

petrolio
Come tutti i beni rifugio, anche il petrolio viene considerato solitamente un ottimo investimento.

Ora il timore sono le possibili ripercussioni sulle esportazioni di petrolio dal Paese legate a un eventuale cambio nella politica del monarca, il quale potrebbe optare per un aumento dell’export per spingere più in alto le quotazioni del barile. Al momento però non vi sono motivi per iniziare a temere una simile possibilità, anzi i segnali che finora sono arrivati dall’Arabia Saudita sembrano indicare secondo gli analisti l’intenzione di continuare coi tagli alle produzioni previsti dall’Opec, ma per avere ulteriori notizie in questo senso occorrerà attendere il meeting Opec in agenda per il prossimo 30 novembre a Vienna.